Colori
Colori
COLORE VERDE
Il verde non è una proprietà dell’erba, non è immagazzinato nell’erba. Ciò che esiste realmente sono i fotoni che rimbalzano sulle superfici. È il cervello che trasforma quelle onde in colore. Un cane vedrebbe lo stesso campo in giallo e grigio; un’ape potrebbe vedere striature ultraviolette che tu non percepirai mai.
Il verde non è là fuori; è qualcosa che la tua coscienza inventa. Questo non vale solo per il colore, ma anche per il tempo, che è il ticchettio degli istanti che passano, che svaniscono in un sogno, che si allungano all’infinito in un attimo di paura; il futuro che temi, il passato di cui ti penti, persino l’adesso a cui ti aggrappi, nulla di tutto questo esiste senza che la tua consapevolezza lo plasmi.
E il sé che hai mentre guardi questo video e cerchi di dargli un senso, quel senso di identità, di continuità, di “Io sono”, è una storia che il tuo cervello scrive, modifica e riscrive a ogni battito del tuo cuore. Probabilmente non metti mai in discussione queste cose, la maggior parte di noi non lo fa, diamo per scontato che il colore sia oggettivo, il tempo lineare e il sé solido, ma niente di tutto ciò è vero.
Sperimentiamo il colore, il tempo e un sé che esiste solo perché siamo coscienti. I neuroscienziati lo affermano da decenni, ma conoscere la teoria e vedere la verità sono due cose diverse. Si tratta di risvegliarsi alla strana verità che si cela là fuori, che è oltre la realtà, uno spazio in cui percezione e mistero si scontrano. Cammini nella foresta al tramonto, con tutti quei colori, tutto sembra reale, ma nessuno di quei colori esiste senza la tua percezione, entrano nei tuoi occhi come una vibrazione, un’onda che si muove nello spazio. Il verde è solo luce con una lunghezza d’onda di circa 530 nanometri, ma il verde stesso è qualcosa che il cervello dipinge sul mondo.
Questa è biologia: quando le onde luminose colpiscono la retina, si attivano, il cervello le interpreta, le copia, completa ciò che si aspetta di vedere, ciò che ha più senso in base al contesto, alla memoria e alle condizioni di luce. Il colore non è mai solo una percezione, è una previsione, e le previsioni variano enormemente. Un cane vedrebbe meno colori, il suo mondo è giallo, il marrone smorzato, un’ape vedrebbe motivi ultravioletti nascosti nei fiori. Il colore è una traduzione, e ogni specie parla un dialogo diverso. Anche all’interno della nostra specie la percezione vacilla.
Il cervello filtra la luce non per la verità, ma per la sua funzione. Da una prospettiva evolutiva non è necessario vedere il mondo in modo accurato, ma in un modo che aiuti a sopravvivere, a trovare cibo, a evitare pericoli, a riconoscere schemi. Il colore fa parte di questo sistema, uno strumento, una menzogna utile, eppure viviamo di esso, ci innamoriamo di occhi che brillano di verde, scegliamo il cibo in base al colore, segnaliamo il pericolo con il rosso, la calma con il blu, la freschezza con il verde, tutto questo plasma le nostre scelte, le nostre convinzioni e la nostra identità. Questo non rende il colore privo di significato, anzi, lo rende più prezioso, come un sogno che tutti concordiamo di condividere anche se non lo vediamo mai esattamente allo stesso modo. I sensi mostrano rappresentazioni semplificate, non la realtà stessa.
Il colore è uno degli esempi più chiari, ricorda che ciò che vedi non è il mondo, è una versione del mondo che la tua coscienza sta creando per te momento per momento.
Tempo:
Chiudi gli occhi e passa un’ora, sei coinvolto in un incidente e la tua vita scorre al rallentatore. Il tempo si piega, non solo nei sogni, ma anche nella veglia. Passa velocemente, poi lentamente, poi non si ferma affatto, ma l’orologio sul muro non cambia mai ritmo, quindi cosa è reale, i numeri sul quadrante che ticchettano in avanti o l’allungarsi e il restringersi dell’esperienza di vita?